Relazione tra la presenza dei Case di Quartiere e i profili socio-economici dei residenti
Documenti accademici • L'adattamento al clima nel suo complesso, Politica e società
Le comunità locali nelle politiche di adattamento

Da Massimiliano Tripodo
Pubblicato 16 febbraio 2026
Le competenze locali possono aiutare a definire meglio le politiche di adattamento al clima. Per definire meccanismi politici utili, il coinvolgimento delle comunità locali è indispensabile.
Lo studio esamina come la giustizia possa essere meglio integrata nelle politiche di adattamento al clima a Bologna, in Italia, attraverso una governance partecipativa. Si concentra sulla Case di Quartiere (CdQ), una rete di spazi pubblici gestiti dalla comunità a sostegno dell'impegno dei cittadini. Questi spazi aiutano a tradurre le esigenze locali - soprattutto nei quartieri socialmente vulnerabili - in proposte concrete di adattamento al clima. I gruppi locali semi-formali sono considerati fonti preziose di conoscenza per la definizione di misure climatiche efficaci.
Nonostante Bologna abbia uno dei sistemi partecipativi più strutturati d'Italia, solo il 9% dei CdQ è stato coinvolto nella Missione Clima della città. Il loro ruolo è stato per lo più simbolico, mentre gli attori istituzionali e aziendali hanno avuto maggiore influenza sulle 241 azioni incluse nel Contratto Città Clima. Alcuni gruppi comunitari si sono addirittura ritirati per protesta quando le loro preoccupazioni, come i rischi per la salute pubblica legati all'espansione dell'autostrada, sono state ignorate. Ciò solleva preoccupazioni riguardo a una "illusione di inclusione", in cui la partecipazione esiste formalmente ma ha poco impatto reale.
Nonostante questi limiti, i CdQ mostrano un forte potenziale di connessione tra istituzioni e movimenti di base. Il processo di co-progettazione dello studio ha identificato i modi per formalizzare ed espandere il loro ruolo attraverso un maggiore sostegno comunale e l'integrazione nella più ampia strategia di adattamento di Bologna. I CdQ fungono anche da spazi per l'attivismo per la giustizia climatica, come le assemblee pubbliche organizzate da Bologna per la giustizia climatica.
Bologna offre un contesto unico per questa ricerca. La città ha una lunga tradizione di governance decentrata che risale agli anni Cinquanta. Nel corso del tempo, la ristrutturazione amministrativa e i cambiamenti economici hanno rimodellato la governance locale. Dal 2008, Bologna si è impegnata in iniziative internazionali sul clima, tra cui il Patto dei Sindaci dell'UE, e ha adottato un Piano di adattamento al clima nel 2015. Tuttavia, i meccanismi di partecipazione hanno spesso mancato di una forte inclusività e responsabilità. Il riconoscimento formale dei CdQ nel 2018 nell'ambito della politica di amministrazione condivisa ha segnato un passo importante nel rafforzamento dei beni comuni urbani.
Lo studio evidenzia tre dimensioni della giustizia climatica: distributiva (chi beneficia o soffre), procedurale (chi partecipa) e di riconoscimento (la cui conoscenza conta). I CdQ possono contribuire a tutte e tre le dimensioni incorporando le conoscenze locali, aumentando la consapevolezza e affrontando le disuguaglianze.
Condotta tra il 2022 e il 2025 nell'ambito del progetto Horizon 2020 PHOENIX, la ricerca ha combinato interviste, analisi dei documenti e osservazione dei partecipanti. Ha incluso 14 interviste a funzionari, attori della società civile e rappresentanti delle comunità, oltre alla partecipazione a un processo pilota di co-progettazione legato alla Missione Clima. L'analisi spaziale ha mostrato che molti CdQ sono situati in aree ad alta vulnerabilità climatica, rafforzando la loro importanza per le strategie di adattamento basate sui luoghi.
Nel complesso, lo studio conclude che mentre il sistema partecipativo di Bologna rischia di essere eccessivamente istituzionalizzato e simbolico, gli spazi gestiti dalla comunità come i CdQ hanno un potenziale reale per rendere l'adattamento climatico più giusto, inclusivo e radicato a livello locale.