Il cambiamento climatico sta già aumentando l'esposizione delle infrastrutture stradali a livello globale a precipitazioni estreme e frane, e questa tendenza è destinata a proseguire in futuro. Il rischio stradale globale è previsto in aumento in tutti gli scenari climatici, con l'incremento più marcato, pari a circa il 30,6% entro il 2100, negli scenari ad elevate emissioni. Anche in un percorso di sviluppo sostenibile, il rischio continua comunque a crescere di circa il 23,9%, a dimostrazione del fatto che l'adattamento resta necessario indipendentemente dagli sforzi di mitigazione.
Attualmente, circa l'8,3% delle aree stradali a livello globale è classificato a rischio alto o molto alto, con una concentrazione in hotspot chiave come Europa occidentale, Asia meridionale, Asia orientale e Sud-est asiatico. Queste regioni combinano un'infrastruttura densa, elevati volumi di traffico e regimi pluviometrici intensi, fattori che amplificano la vulnerabilità. In alcuni casi, come nell'Asia orientale, i livelli di rischio stradale risultano fino a nove volte superiori alla media globale.
L'adattamento climatico svolge un ruolo decisivo nel definire gli esiti futuri. I paesi con una solida capacità di adattamento possono contenere la crescita del rischio anche in presenza di un'elevata esposizione. Ad esempio, le regioni che investono nel miglioramento dei sistemi di drenaggio e in standard progettuali resilienti possono compensare in parte l'aumento degli eventi piovosi estremi. Al contrario, le aree con una capacità di adattamento limitata - come le regioni in rapida urbanizzazione o i piccoli stati insulari - registrano un'escalation del rischio più rapida. Negli hotspot ad alto rischio, il rischio stradale può aumentare di oltre il 70% nel lungo periodo, a conferma delle conseguenze di un adattamento insufficiente.
L'esposizione economica rafforza ulteriormente l'importanza dell'adattamento. Oltre il 40% degli asset stradali globali, per un valore superiore a 19 miliardi di dollari, si trova nei paesi ad alto reddito. Proprio per questa concentrazione, anche un danno fisico contenuto (ad esempio un degrado del 5%) può generare perdite economiche rilevanti. Nel complesso, i danni globali alle infrastrutture di trasporto oscillano già tra 3,1 e 22 miliardi di dollari all'anno, e si prevede che aumenteranno con il progredire del cambiamento climatico.
L'adattamento non è quindi facoltativo, ma essenziale. In assenza di strategie mirate, soprattutto nelle regioni ad alto rischio, le reti stradali andranno incontro a un numero crescente di guasti, a una minore affidabilità e a costi di manutenzione più elevati.
Il cambiamento climatico aumenta l'intensità delle precipitazioni estreme di circa il 6-8% per ogni grado Celsius di riscaldamento, incrementando direttamente la probabilità di frane attraverso l'instabilità del suolo e l'aumento della pressione interstiziale dell'acqua. Di conseguenza, la frequenza delle frane è prevista in aumento di circa il 10% negli scenari ad elevate emissioni.
A livello globale, la suscettibilità alle frane è distribuita in modo disomogeneo ma persistente. Circa il 57,5% delle aree terrestri presenta una suscettibilità molto bassa, mentre il 16% rientra nelle categorie alta o molto alta, soprattutto nelle regioni tropicali e montuose come l'Himalaya, le Ande e il Sud-est asiatico. Questi pattern restano stabili nel tempo, il che significa che il cambiamento climatico intensifica principalmente i rischi già esistenti, più che crearne di nuovi.
Le infrastrutture stradali sono particolarmente vulnerabili per la loro distribuzione spaziale. Le reti si estendono su vaste aree e spesso attraversano zone soggette a pericoli naturali, aumentando l'esposizione. Allo stesso tempo, l'invecchiamento delle infrastrutture e il crescente carico di traffico accelerano il deterioramento e fanno lievitare i costi di manutenzione. Per far fronte alle esigenze future, i soli paesi a reddito basso e medio-basso devono investire ogni anno tra lo 0,5% e il 3,3% del PIL (fino a 1.000 miliardi di dollari) in nuove infrastrutture, a cui si aggiunge l'1-2% del PIL per la manutenzione.
Le strategie di adattamento climatico risultano quindi cruciali. Le evidenze dimostrano che un adattamento proattivo — attraverso progettazione resiliente, sistemi di drenaggio migliorati e una pianificazione più efficace — può stabilizzare o ridurre la crescita del rischio. Al contrario, una capacità di adattamento limitata comporta un aumento rapido della vulnerabilità, soprattutto nelle regioni con una rapida espansione urbana o risorse finanziarie limitate.
Lo studio ha sviluppato un framework globale per valutare il rischio stradale legato al cambiamento climatico, combinando suscettibilità alle frane, esposizione delle infrastrutture e capacità di adattamento. L'analisi utilizza le proiezioni climatiche di 13 modelli CMIP6 in quattro scenari (da SSP1-2.6 a SSP5-8.5) e in tre periodi temporali: 1981-2020, 2021-2060 e 2061-2100.
La suscettibilità alle frane è stata stimata utilizzando sette modelli di machine learning integrati in un approccio ensemble, che raggiunge un'elevata accuratezza (AUC = 0,9892). Il modello incorpora fattori chiave come precipitazioni estreme, tipo di suolo, pendenza, vegetazione e uso del suolo. Per calibrare e validare i risultati è stato utilizzato un dataset di 9.875 frane innescate da eventi piovosi.
L'esposizione delle infrastrutture è stata quantificata utilizzando i dati stradali globali di OpenStreetMap, considerando sia la lunghezza delle strade sia il loro valore economico. Le strade sono state classificate in quattro categorie e il loro valore è stato stimato sulla base di parametri di riferimento globali sui costi di costruzione.
Il rischio stradale è stato calcolato come interazione tra pericolosità e vulnerabilità (R = S × V), dove la vulnerabilità comprende esposizione e capacità di risposta (coping capacity). La capacità di risposta è stata approssimata utilizzando la densità economica, in grado di rappresentare la capacità delle regioni di adattarsi attraverso investimenti e misure di resilienza.
Questo framework consente di individuare le regioni in cui l'adattamento climatico può avere l'impatto maggiore, evidenziando come la riduzione del rischio dipenda non solo dall'intensità della pericolosità, ma anche dalla progettazione delle infrastrutture, dal livello degli investimenti e dalla capacità di adattamento.