Progetto di riqualificazione urbana in Italia

Interviste  •  adattamento nei sistemi sanitari, Incendi e siccità, L'aumento delle temperature, Aria e CO2 atmosferica, Forti tempeste e inondazioni

Come progettare il verde urbano?

Da Sergio Matalucci

Pubblicato 31 agosto 2026

Il verde pubblico è contemporaneamente dispositivo climatico, sistema idraulico, infrastruttura sanitaria, rete ecologica e luogo sociale, spiegano Stefano Bocci, fondatore dello studio di architettura Bioma, e Sandro Degni, manager dei sistemi vegetali della stessa società.

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Il verde può migliorare in modo significativo il comfort termico all’aperto, ma è importante distinguere tra temperatura superficiale, temperatura dell’aria e temperatura percepita. Gli alberi adulti possono abbassare la temperatura dell’asfalto e del cemento all’ombra di circa 10–20 °C, mentre le temperature locali dell’aria diminuiscono in genere di circa 0,5–2 °C.

La differenza tra le prestazioni potenziali e quelle effettive dipende dalla maturità degli alberi, dal volume e dalla qualità del suolo, dall’irrigazione, dalla continuità della chioma, dalla ventilazione, dall’orientamento delle strade, dalle superfici circostanti e dalla manutenzione. Gli alberi giovani richiedono particolare attenzione durante i primi anni di vita, poiché la siccità, il terreno compattato e lo spazio insufficiente per le radici possono impedire loro di sviluppare la chioma e la traspirazione necessarie per garantire il raffreddamento. Anche l’umidità è un fattore importante: l’evapotraspirazione è benefica nelle condizioni climatiche mediterranee calde e secche, ma può offrire un comfort minore in ambienti già umidi e scarsamente ventilati.

Il valore a lungo termine degli spazi verdi pubblici va ben oltre il raffrescamento. Un’infrastruttura verde ben progettata è in grado di trattenere le acque piovane, ridurre la pressione sui sistemi di drenaggio, proteggere il suolo, sostenere la biodiversità e gli impollinatori, fornire ombra, ridurre il fabbisogno di raffreddamento degli edifici, incoraggiare l’attività fisica e l’interazione sociale e migliorare il benessere mentale. Una progettazione sostenibile richiede quindi di pianificare i servizi che uno spazio dovrà fornire nell’arco di 10, 30 o 50 anni, tenendo conto delle condizioni climatiche future, delle ondate di calore, della siccità, delle piogge intense, dei parassiti, del vento e dei microclimi specifici del sito.

La manutenzione deve essere considerata parte integrante dell’investimento, piuttosto che un aspetto secondario: la sua definizione nei primi tre anni è particolarmente importante, e per la manutenzione ordinaria e i piccoli interventi di rinnovo si può utilizzare una stima preliminare pari a circa il 2–5% del costo iniziale di costruzione all’anno, sebbene i costi effettivi possano variare notevolmente. Occorre inoltre considerare il rischio di incendi, specialmente nei parchi di grandi dimensioni e nelle aree confinanti con foreste o terreni agricoli, dove lo sfalcio strategico, i mosaici vegetativi, le vie di accesso e le interruzioni nella vegetazione continua possono migliorare la resilienza.

L’approccio più efficace all’adattamento climatico non consiste nel sostituire in blocco la vegetazione esistente, bensì nel costruire gradualmente una foresta urbana diversificata e resiliente: la diversità di specie, età, strutture e origini genetiche è preferibile alla sostituzione di una monocoltura con un’altra. Gli alberi maturi e sani già presenti dovrebbero generalmente essere preservati, poiché la loro chioma e i servizi ecosistemici che forniscono non possono essere sostituiti rapidamente da giovani piantine; nel frattempo, le città possono effettuare un inventario della vegetazione esistente, testare nuove specie e provenienze e monitorarne la sopravvivenza, la crescita della chioma, il consumo idrico e lo stato di salute alla luce dei futuri scenari climatici.

Gli spazi verdi dovrebbero inoltre essere valorizzati finanziariamente in base ai servizi che forniscono, attingendo potenzialmente a fondi destinati all’adattamento climatico, alla gestione delle acque piovane, alla mobilità, alla salute e alla rigenerazione urbana. Esempi come i cortili scolastici OASIS di Parigi, i Corridoi Verdi di Medellín, il progetto Grey to Green di Sheffield, la High Line di New York, i Crediti di ritenzione delle acque piovane di Washington, D.C. e il BAM di Milano dimostrano diversi modi di combinare adattamento climatico, gestione delle acque, biodiversità, salute pubblica, valore economico e gestione a lungo termine. Il cambiamento fondamentale consiste nello smettere di considerare il verde come una semplice decorazione e riconoscerlo invece come un’infrastruttura pubblica essenziale.